Così le aziende inseriscono pubblicità nei videogiochi

Scritto per La Stampa – Sono uno dei tanti strumenti a disposizione delle aziende per far arrivare ai consumatori i propri messaggi promozionali. Solo che in questo caso si tratta di una categoria particolarmente sensibile come quella dei giovani e giovanissimi, e linea di confine fra intrattenimento e condizionamento psicologico è ancora più sottile del solito.

Gli “advergame”, ovvero i giochi “brandizzati”, finanziati dalle aziende, che inseriscono al loro interno dei messaggi a loro consoni, non sono certo una novità – i primi giravano ancora sui vecchi floppy disk. Ma la diffusione dei computer, l’età sempre più bassa in cui i bambini prendono confidenza con strumenti come tablet e smartphone e la facilità con cui i messaggi oggi possono diventare virali attraverso i social network, dà al problema una nuova dimensione .

È lecito, per un’azienda, aggirare le norme che vietano di fare pubblicità diretta ai consumatori più piccoli entrando di soppiatto nelle loro vite attraverso un gioco per cellulare?

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